venerdì, 08 aprile 2005
 Faceva molto caldo lunedi nella capitale....

Il malessere della notte precedente di sicuro non mi aiutava a sentirmi bene.
La testa sembrava scoppiare, lo stomaco era sottosopra e ad ogni passo sentivo la nausea salire. Avrei forse fatto meglio a restare a letto quella mattina invece di andare a passeggiare sul Paseo del Prado.
Ma l'ambiente nella casa particular non mi piaceva, non mi sentivo a mio agio. Ho preferito uscire, prendere un succo di mango nel ristorantino in Brasil che ormai conosco come le mie tasche, sperando che il mondo intorno a me girasse un po' meno in fretta.
Sono stata al Centro Cultural Yoruba, vicino al Capitolio, cercavo i braccialetti e le colalne-amuleto degli Orishas, ho trovato Ochun, Yemayà ed Elegguà, proprio quello che volevo, ma non potevo più sopportare la ressa del mercato in pesos...
La gente quella mattina mi infastidiva, non rispondevo ai sorrisi  come facevo di solito, avrei voluto avere una campana di vetro su di me, avrei voluto assaporare la città  in piena solitudine, avrei voluto stare con me stessa, sola con il mio colpo di calore...

Faceva molto caldo.

Il sudore mi imperlava la fronte, la schiena, ma sul mio viso sentivo freddo, un gelo incredibile per quella temperatura...
Il mondo esterno lo vedevo lontano, lo sentivo distante, ma quando si avvicinava, mi sentivo in guerra con lui...
Rivolevo la pace. La pace dei sensi con il resto dell'Universo.
Invece restavano solamente dei fortissimi crampi allo stomaco...

Toc toc.... il telefonino. Lo avevo quasi dimenticato. Proprio oggi qualcuno mi cerca. Un SMS: "Dove sei adesso?"
Rispondo: "Su una panchina del Prado, sto male"
"Ci vediamo?"
Caspita, proprio oggi, l'unico giorno in 2 settimane che proprio non mi sento in forma...
"Ok, tra 10 minuti nel Patio dell'hotel Sevilla"

Eccomi. Eccoti là. Con metà della tua famiglia.
Mi sento strana, leggermente sconvolta, non so più se i capogiri sono dovuti al colpo di sole  o a questa situazione, del tutto inaspettata.
"Papi, questa è la mia ragazza. Miguel, Primo...."
Oddio, cosa stai dicendo? Mi sposi? Vuoi un figlio da me? Ma scherzi?
Non ho tempo di realizzare e già stringo la mano a tutti, beviamo qualcosa e poi saliamo in auto verso la casa di tua sorella. "Ciao, encantada." Salutiamo i santi e ti accompagno a comprare una bottiglia di rum.
Di nuovo in auto, sul malecon, a lo cubano. Ci scoliamo il rum nei bicchieri di plastica, passeggiando nelle vie dell'Avana vecchia.

Faceva caldo all'Avana quel lunedi pomeriggio.

Tuo cugino ha rimorchiato una ragazza in Plaza de Armas, passerà la serata con noi.

Il mio stomaco non mi dà tregua. Torno un momento in casa, mi accompagni ma non ti lasciano entrare. Prendo del metoclopramide contro la nausea e del buscopan contro i crampi. Speriamo in bene.

Torniamo alla baia dell'Avana, di fronte stanno celebrando il cañonazo de las neuve, cerchi di filmarlo ma secondo me è un'impresa inutile, troppo lontano, troppo buio.

Saliamo sulla vecchia Lada, che, non so come faccia, ci ospita tutti e 6.

Fa sempre più caldo vicino a te.
Andiamo a cena, 20 minuti come in una scatola di sardine, tuo cugino parla parla e parla con la sua conquista, io non smetto di baciarti...
Fa caldo in questa macchina, quando si scende?
Ecco il paladar, salta la corrente.... ma riusciamo a cenare, ma la fame non è di carne, di pesce... La sete non è diacqua, di cerveza, di rum...La fame che abbiamo non la sazieremo in questo ristorante, la nostra sete non la spegneremo davani a un bicchiere di vino...

Faceva molto caldo quella notte, all'Avana.

Come in un film abbiamo saziato la nostra fame, abbiamo estinto la nostra sete, in un mare di sudore, di polvere, di passione; come se avessimo saputo che probabilmente tutto sarebe finito quella sera. Come se avessimo saputo che quella notte sarebbe stata il culmine di tutto, della nostra storia senza senso, della nostra vita.
In un appartamento del Vedado, sotto il cielo dell'Avana, in mezzo ai suoi odori, ai suoi profumi, ho assaporato fino in fondo il tuo corpo, ti ho dato tutta me stessa, come mai avevo fatto nella mia vita, mi sono sentita tua e ti ho sentito mio per un istante, come in una fusione di anime, di corpi sospesi nell'infinito,un istante lungo un'eternità, un istante che valeva un amore, un istante che valeva una vita. In quell'istante mi sono sentita viva, in quell'istante mi sono sentita morire. Con te. In te, in me.
In quell'istante ho ritrovato la pace.
Consapevole che in quell'istante tutto sarebbe cambiato.

Consapevole che in quell'istante tutto sarebbe finito.


Faceva caldo quel lunedi all'Avana...



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giovedì, 07 aprile 2005
Arrivo alla casa particular con 4 ore di anticipo, alle 8 del mattino. Il conducente del taxi è gentilissimo, mi accompagna alla porta della casa in Amargura e attende pazientemente che qualcuno apra la porta.

L'entrata della casa spicca in questa via: è l'unica con la facciata ridipinta di fresco, di un bel giallo sole, il portone di legno  è massiccio e mi dà un segno di sicurezza, il lampione alla parete è l'unico che funziona in tutta la via. Di fianco le pareti sono scrostate, grigie, le porte della case quasi non esistono, il muso di un cane fa capolino da una finestra con le inferriate, la macelleria all'angolo sta aprendo i battenti, con gli scaffali pieni di niente... Per la carne di pollo bisogna rivolgersi altrove.

L'Avana vecchia si sta svegliando, i passanti nella calle guardano un po' sorpresi i miei bagagli sulla via, il taxi nuovo di un giallo fiammante, tutto contrasta con la scenografia.
Una madre chiama il figlio già in strada, probabilmente ha dimenticato qualcosa per la scuola, drin drin attenzione un bicitaxi, ciao ci vediamo più tardi.... E finalmente qualcuno apre il portone.

Entro. Ciao, sono io, ho prenotato la camera tramite Gustavo, lui non aveva posto, sì lo so sarei dovuta arrivare a mezzogiorno ma ho preso l'autobus prima ed eccomi qui. Se la camera non è ancora pronta non fa niente, deposito i bagagli, mi sciacquo il viso e vado a gustarmi i primi momenti in questa magnifica Signora Decaduta.
No, tranquilla, siediti sul divano, tra 5 minuti avrai la camera. Posso portarti un caffè? Sì grazie, ne ho bisogno!
Mi gusto un caffè nero, bollente, forte e dolcissimo, come solo Cuba sa essere. Lo bevo lentamente, assaporandolo, lasciandomi riempire la bocca del suo gusto vellutato, facendolo scivolare adagio fino al mio stomaco, fino a scaldarmi l'anima. Mi lascio avvolgere dal suo aroma, dal suo profumo...

Ecco, la camera è pronta, questa è la chiave e quest'altra è per il portone. Buon riposo! Grazie!
Entro, la camera è piccolina, un po' buia. C'è un ventilatore appeso alla parete, ma non credo ne avrò bisogno, la temperatura è piacevole, non credo raggiunga i 20 gradi stamattina. Ad ogni modo.... il cavo elettrico non raggiunge la spina alla parete, quindi problema inesistente!
Il bagno sembra uscito da un libro di storia: un lavandino con 2 rubinetti separati per l'acqua cada e quella fredda, una doccia minuscola, uno specchio agganciato alla parete con strumenti di fortuna. Ma tutto è pulito.
Apro le valigie ma non le svuoto, mi svesto e mi fiondo sotto l'acqua tiepida della doccia. Ci voleva, dopo 11 ore passate sul "frigobus" della Viazul proprio ne avevo bisogno! La stanchezza sembra sparire come per magia. Mi asciugo, mi rivesto, prendo un po' di soldi, la macchina fotografica ed esco di casa. Fai attenzione che non ti rubino niente! Ok, non c'è problema.
Chiudo il portone alle mie spalle e mi immergo nell'Avana vecchia, nei suoi colori, nei suoi profumi, nei suoi odori....
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lunedì, 28 marzo 2005
 PROBLEMI CON I COLLEGAMENTI ALLE FOTO.... RIMEDIERÒ, HASTA PRONTO
postato da: allyM alle ore 22:53 | Permalink | commenti
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lunedì, 28 marzo 2005
 Venerdì 10 marzo 2005


Sono le otto di sera, sono arrivata nella sala di attesa della stazione dei bus Viazul a Holguin dopo circa un'ora di taxi. Consegno le valigie agli addetti ai bagagli e mi siedo in attesa del torpedone che mi condurrà all'Avana. Attorno a me gente annoiata, agitata, nervosa, stanca.... Un uomo discute ad alta voce con la moglie, in italiano, credendo forse che nessuno lo capisca..... Il bigliettaio, nonostante la fila di persone davanti allo sportello, decide che è l'ora di prendersi una pausa e ci lascia tutti li, come mammalucchi, ad attendere il suo ritorno.... Dopo una ventina di minuti riusciamo ad acquistare il biglietto, stampato a mano su dei foglietti di carta riciclata non so quante volte, carta che noi non utilizzeremmo più nemmeno per imballare dei vecchi bicchieri di vetro.






Alle nove, puntualissimo come un orologio svizzero, arriva il bus. I posti sono numerati, assegnati in anticipo. Mi siedo al posto 32, accanto a un cubano di circa 50 anni, che non dice una parola per tutto il viaggio. Depongo il mio bagaglio a mano nel vano predisposto allo scopo, reclino il sedile per sentirmi un po' più comoda e guardo il film di Jackie Chan in spagnolo sottotitolato in spagnolo che la "regia" gentilmente mi propone.

Il tempo è brutto, piove a dirotto e fuori è già buio pesto. A  Cuba l'illuminazione delle strade praticamente non esiste, quindi cercare di guardare il panorama è un esercizio inutile. Cerco di dormire un po', l'Avana è lontana quasi 1000 km e il viaggio sarà lungo (circa 11 ore). Fa freddo. Mi copro con un maglione e la giacca ma l'aria condizionata non mi dà tregua.... Credo non si possa regolare: ON-OFF, tutto qui. Riesco a chiudere gli occhi per un po', ma la carretera central è piena di buchi, sembra di essere sul "calcinculo" al luna park.... Quindi quando arrivo nella capitale, alle 7 e mezza del mattino di venerdì 11 marzo, mi sento uno straccio....

Ritiro i bagagli, avrei voglia di un caffè ma preferisco cercare subito un taxi per depositare tutto nella casa particular che ho riservato.
Trovato! Una Puegeut 307 SW giallo canarino si prende cura di me e dei miei bagagli per circa 15minuti, attraversiamo Nuovo Vedado, Vedado e Centro Habana, riconosco il cimitero Colòn, le vie che portano a Plaza de la Revolucion, vedo in lontananza il sole sorgere sul monumento a José Martì, il monumento a John Lennon, il Capitolio.... E finalmente è Brasil, Tenente Rey... La Habana Vieja.... La casa in Amargura.
Sapore di casa.....



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mercoledì, 23 marzo 2005



Adesso dovrei scrivere dell'Avana, ma.....

DATEMI TEMPO, la devo ancora digerire.....!!!!!!



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mercoledì, 23 marzo 2005
 9 marzo 2005

Ieri sono stata a Santiago. È stata dura alzarsi dopo l'ustione che mi sono provocata lunedi....
Amauri era ancora la mia guida, i discorsi sono stati pressochè gli stessi di domenica, in più ci ha provato spudoratamente e senza un minimo di stile; Voto: 3-

Bellissimi i paesaggi che si sono aperti davanti ai miei occhi: distese di verde canna da zucchero, pianure infinite, colline brulle, palme reali posizionate sullo sfondo come in una cartolina, contadini al lavoro nei campi con il macete, ragazzi in bicicletta che trasportano i maialini al macello in periferia, interminabili attese alla fermata del bus, riparazioni impossibili di auto ormai defunte, la "carretera" verso la casa natale di Fidel (mai nome fu più corretto.... una strada disastrata, un vero attentato agli ammortizzatori e alla colonna vertebrale! In più l'autorizzazione a filmare la tenuta si rivela un altro attentato, al portafogli: 10 CUC!!!)
Emozioni che non so descrivere, una Cuba che mi entra dentro e che mi possiede con tutta la forza di cui è capace. Non so cosa succederà da venerdì in poi, quando sarà l'Avana a scivolarmi dentro....

D'improvviso attraversiamo la Sierra Maestra, teatro di innumerevoli battaglie rivoluzionarie, mi emoziono se ci penso... E Santiago mi assale, con i suoi jineteros, insopportabili, bellissimi negri dai denti d'avorio e dagli occhi splendenti!







E povera Santiago.

Un pugno nello stomaco.

Le casette in legno delle campagne, le minuscole fattorie sembrano ville se paragonate alle case che cadono a pezzi nella periferia della seconda città dell'Isla Grande. Dietro alcune facciate non esiste più nulla; mi chiedo come stanno in piedi alcuni balconi costruiti con travi ormai consumate dalle termiti, dalla pioggia, dal tempo che passa inesorabile.
Mi chiedo come sopravvive la gente qui, qui dove vedo le persone appisolate nel parco all'ombra di un albero, qui dove la gente aspetta i bus con i turisti carichi di valuta, regali, speranze, qui dove al mercato ortofrutticolo 1kg di fagioli costa il 20% dello stipendio, dove 10L di benzina ti mandano sul lastrico.



Può dare fastidio Santiago a noi capitalisti, abituati all'ordine, all'igiene ospedaliera anche in strada, alla sterilità dei rapporti umani.... Santiago con le sue macellerie all'aperto, coni bimbi che quando ti incontrano sembrano essersi imbattuti in Babbo Natale.

Il tempo è sospeso a Santiago... come a Baracoa, anche se i ritmi qui sono diversi...

Sospeso dove? Non lo so, qui dove i negozi da barbiere si trovano in strada, sul marciapiede, dove i lustrascarpe sembrano usciti direttamente da un film muto e, guardando dietro l'angolo ti aspetti di vedere il pianista che suona la colonna sonora di una vita colorata ma in bianco e nero.... Dove le librerie sono così romantiche, disordinate, impolverate.... Tutto questo mi fa credere che attorno a me il resto del mondo non esiste più, che non è mai esisitito... E poi guardo giù, verso il mio marsupio, verso la mia reflex, la mia videocamera, la mia macchina fotografica digitale, il mio portafogli pieno (si fa per dire, tutto è relativo) di carte bancarie e di soldi.... E torno bruscamente alla realtà: qui la gente va e viene da Santiago con i pick-up degli anni 50 non per moda ma per necessità, qui le carrozze trainate dai cavalli e gli aratri dai bovini  non sono immagini ricreate per i turisti, qui i venditori di noccioline e i musicisti di strada di 80 anni non sono folklore...Sono vita reale.

Non sono triste, la gente di qui regala sorrisi, e dignità. I rasta, i giovani del centro... Un'energia esplosiva che si impossessa di anima e corpo.....

Chissà se un giorno rivedro i 2 nonnini già incontrati 7 anni fa nella stessa piazza? Chissà quale sarà il destino del ragazzo che si è iscritto alla lotteria per vincere un visto permanente per gli Stati Uniti? Chissà cosa ne sarà di questo popolo, di questa Nazione, nei prossimi anni, nei prossimi mesi, nei prossimi giorni........

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sabato, 19 marzo 2005
 3 marzo 2005

Dopo quasi 20 ore di viaggio sono finalmente arrivata all'albergo di Guardalavaca: è un posto immenso immerso nel verde, carino. La camera è pulita, arredata con gusto anche se i mobili sono scompagnati, ma non importa. Se apro la finestra della camera sento il rumore del mare...
Sono già scesa in spiaggia, per sentire la sabbia e le onde infrangersi sui miei piedi.
Al ritorno in camera un addetto alla sicurezza mi offre un fiore e una cavalletta fatta con una foglia di cocco....




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5 marzo 2005

Che bella giornata!!!.... IERI!!!!
Oggi una fastidiosissima pioggerella scende insistentemente su di me, sulla spiaggia, sul mare.... Un fronte freddo sta attraversando l'Isola, ma domani dovrebbe già migliorare. Fa freddino, tanto da dover uscire con la giacca!
Ne ho approfittato per fare un giro nei dintorni e per smaltire la "ciucca" di rum di ieri sera....
;-) Al disco-bar della spiaggia invece di ballare come speravo (era desolatamente vuoto, ma l'età media degli ospiti dell'hotel è di 50 anni...) ho fatto amicizia con un giovane québéquois di 18 anni, chiacchierando ci siamo scolati una bottiglia di añejo a testa (più o meno) e al momento di alzarci dagli sgabelli ci siamo chiesti chi si stesse divertendo a far girare la spiaggia come una trottola... Per fortuna che l'escursione in catamarano di stamattina è stata annullata a causa del cattivo tempo, altrimenti il mal di mare l'avrei fatto venire ai pesci....
Stamattina il mal di testa era da manuale, ad ogni movimento un po' rapido il mondo sembrava cadere!
Mi sono decisa per una siesta sulla spiaggia battuta da vento e pioggia, l'ombrellone sotto cui ho cercato riparo non mi ha protetta un granchè ma tant'è: lo spettacolo offerto dal mare mosso era fantastico.
Nel pomeriggio ho visitato un sentiero ecoarcheologico, molto interessante e ben gestito anche se l'entrata (6 CUC, 4 Euro) mi è sembrata esagerata; dopodichè mi sono imbattuta in una prigione per delfini... che tristezza...
La serata non offre spunti interessanti, un mojito annacquato, una cena anonima.... A nanna presto che domani si vola!!!

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6 marzo 2005

Sono ancora viva dopo il volo in elicottero verso Baracoa, cittadina fuori dal mondo a oriente, isolata dal resto dell'Isola dalle montagne e dal mare.
A Playa Esmeralda stamattina splendeva il sole, ma durante il volo ha iniziato a piovere. Dettagli? Forse. Ma credo che il tempo cattivo abbia tolto un po' di fascino a questa città.

La mia guida, Amauri, è stata gentilissima. Abbiamo discusso di un po' di tutto durante l'escursione, ma soprattutto del modo cubano di rapportarsi alla vita, all'Amore, al SESSO.... Anche lui dice che per il cubano il sesso è una necessità, un modo per poter vivere momenti spensierati e intensi in un Paese che non offre tutte le possibilità e le libertà di cui noi possiamo godere; il cubano sa essere un ottimo bugiardo (meglio una bella bugia che una brutta verità, dice lui), ma quando ama lo fa sul serio, anche se solo per un'ora... Ma ci mette l'anima. Chissà perchè, gli credo...

Oggi a Baracoa ho avuto la netta impressione che il tempo si fosse fermato, che per uno strano scherzo del destino laggiù si sia rimasti come sospesi a metà tra un passato lontanissimo e un futuro che ussa alle porte. Edifici decadenti, case in rovina, consumate dal mare, dagli uragani, dall'incuria provocata dalla cronica mancanza di mezzi... Verande di legno, sedie a dondolo, vecchie radio, pennelli, martelli, biciclette da riparare. Un uomo racocglie un chiodo arrugginito per strada: potrebbe servirgli per riparare un tavolo, chissà... Uomini affacciati alle finestre con lo sguardo fisso all'infinito, forse nella speranza di un cambiamento nella loro vita, in quella dei propri figli, dei nipoti... Donne che comprano il pane, donne in chiesa ad ascoltare la parola del Signore, con il pensiero rivolto ai figli a Miami.... Sorrisi regalati dalle persone lungo il malecon, un saluto sincero. Non il jineterismo che vivrò di sicuro martedì a Santiago.... (e che mi aspetterà invadente all'Avana, ndR.... scritto al ritorno)
La vita a Baracoa si trascina lentamente, gli abitanti sono sereni.

Ho fotografato Felix, un ragazzo di 13-14 anni mentre volteggiava su un vecchio copertone come se fosse un cavallo da ginnastica artistica. Si è avvicinato, mi ha chiesto delle caramelle; non ne avevo, ma  mi ha comunque sorriso.
Ho ballato la salsa al bar, per 5 minuti... poi ho continuato il tour.

Mi è piaciuta Baracoa, con il nonnino di 82 anni che ha la mamma di 106, che rema sul fiume come un giovanotto per portare a spasso noi turisti; Baracoa con la bimba sulla veranda vestita della festa come se fosse una bambola, e la sua mamma, orgoliosa, la lascia fotografare; Baracoa con i venditori di cioccolata per strada....



postato da: allyM alle ore 22:58 | Permalink | commenti
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